Ritorno al futuro

Andrà tutto bene!
Torneremo ad abbracciarci! 
Fratelli d’Italia!

Tra speranza e slogan, sono queste alcune delle “parole d’ordine” che ci accompagnano in questi mesi di epidemia da Covid19, e che ci proiettano in un tempo futuro, non troppo lontano, quasi imminente, in cui si tornerà alla “normalità”.

Ma come avverrà questo “ritorno alla normalità”?

Per averne un’idea, potremmo leggere ancora una volta quanto ci aveva raccontato Alessandro Manzoni nei Promessi sposi: a partire da quando Renzo si allontana dal lazzaretto di Milano, confortato dall’incontro con Lucia sana e salva (cap. XXXVII). Eccolo qua, il “ritorno al futuro” di quel lontano 1632: 

Appena infatti ebbe Renzo passata la soglia del lazzaretto e preso a diritta, per ritrovar la viottola di dov’era sboccato la mattina sotto le mura, principiò come una grandine di goccioloni radi e impetuosi che, battendo e risaltando sulla strada bianca e arida, sollevavano un minuto polverìo, in momento diventaron fitti, e prima che arrivasse alla viottola, la veniva giù a secchie. Renzo, in vece di inquietarsene, ci sguazzava dentro, se la godeva in quella rinfrescata, in quel sussurrìo, in quel brulichìo dell’erbe e delle foglie, tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre; metteva certi respironi larghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come più liberamente e più vivamente quello che s’era fatto nel suo destino.

Ma quanto più schietto e intero sarebbe stato questo sentimento, se Renzo avesse potuto indovinare quel che si vide pochi giorni dopo: che quell’acqua portava via il contagio; che, dopo quella, il lazzaretto, se non era per restituire ai viventi tutti i viventi che conteneva, almeno non n’avrebbe quasi più ingoiati altri; che, tra una settimana, si vedrebbero riaperti usci e botteghe, non si parlerebbe quasi più di quarantena; e della peste non rimarrebbe se non qualche resticciolo qua e là; quello strascico che un tal flagello lasciava sempre dietro a sé per qualche tempo. 

(…)
Renzo tornò al paese con questa consolazione di più di aver trovata sana e salva una persona tanto cara. (…) Trovò Bortolo, in buona salute anche lui, e in minor timore di perderla; chè, in que’ pochi girni, le cose, anche là, aveva preso rapidamente una buonissima piega. Pochi eran quelli che s’ammalavano; e il male non era più quello; non più que’ lividi mortali, né quella violenza di sintomi; ma febbriciattole, intermittenti la maggior parte, con al più qualche piccol bubbone scolorito, che si curava come un fignolo [foruncolo] ordinario. Già l’aspetto del paese compariva mutato; i rimasti vivi cominciavano a uscir fuori, a contarsi tra loro, a farsi a vicenda condoglianze e congratulazioni. Si parlava già di ravviare i lavori: i padroni pensavano già a cercare e a caparrare operai, e in quell’arti principalmente dove il numero n’era stato scarso anche prima del contagio, com’era quella della seta.

(Cap. XXXVII)

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