Lo stupidario di Flaubert

Nel 1881 veniva pubblicato a Parigi Bouvard e Pécuchet, romanzo postumo dell’autore di Madame Bovary – Gustave Flaubert – morto l’anno precedente. Nell’ultimo periodo della sua vita lo scrittore si era dedicato (senza concluderla) a quest’opera, narrazione delle vicende di due ingenui copisti, che tentano invano di cambiare vita applicandosi senza fortuna a varie attività.

Ma al racconto Flaubert intendeva affiancare, in un secondo volume, i testi trascritti dai due protagonisti, destinati a comporre un vasto Sciocchezzaio (in francese Sottisier): una vera e propria enciclopedia della stupidità, un amplissimo repertorio dei pregiudizi accumulatisi in diverse materie nel corso dei secoli e rintracciabili negli scritti di più o meno illustri studiosi, a sua volta arricchito da un Dizionario dei luoghi comuni: e delle “frasi fatte”.

Quel progetto, peraltro, aveva accompagnato Flaubert sin dall’infanzia, quando all’età di nove anni aveva annotato in una sua lettera: «siccome c’è una signora che viene da papà e ci racconta sempre delle sciocchezze le scriverò».

Tra le centinaia di voci del Dizionario, ne riportiamo alcune, che lasciano intravvedere la vis polemica antiborghese dello scrittore.

AMBIZIONE: Viene sempre preceduta da “folle”, escluso il caso in cui venga preceduta da “nobile”.
BANDIERA (nazionale): La sua vista fa battere il cuore.
CONCORRENZA: È l’anima del commercio.
EGOISMO: Lamentarsi di quello altrui e non vedere il proprio.
LETTERATURA: Occupazione degli oziosi.
MACHIAVELLI: Non averlo letto, ma parlarne come di uno scellerato.
MATERIALISMO: Pronunciare questa parola con orrore, appoggiando la voce su ogni sillaba.
MUSCOLI: I muscoli degli uomini forti sono sempre d’acciaio.
NAPOLI: Se parlate con persone colte, dite Partenope. Vedi Napoli e poi muori.
NATURA: Che bella la natura. Dirlo ogni volta che si è in campagna.
OPERAIO: Sempre onesto, quando non partecipa a sommosse.
OTTIMISTA: Equivale a imbecille.
PASSEGGIATA: Fare sempre una passeggiata dopo pranzo, facilita la digestione.
PROPRIETÀ: Una delle basi della società. Più sacra della religione.
STRANIERO: Entusiasmarsi per tutto ciò che viene dall’estero: testimonianza di spirito liberale. Denigrare tutto ciò che non è francese: testimonianza di patriottismo.
SUICIDIO: Prova di viltà.

In tempi recenti, ha avuto una certa fortuna la produzione editoriale di svariati sciocchezzai, ovvero di collezioni di frasi stupide, illogiche e incongruenti, relative a diversi ambiti. Si sono così moltiplicati gli stupidari: da quello medico a quello giuridico, dallo scolastico all’informatico, dal telefonico al turistico e allo sportivo, per non dire dello Stupidario della maturità o di quello dei carabinieri. 

Nell’intento dei loro compilatori, tuttavia, la denuncia irriverente del pregiudizio o degli stereotipi tradizionali – prevalente in Flaubert – è secondaria rispetto all’esibizione di una comicità da lapsus o da barzelletta: alla battaglia culturale ingaggiata dallo scrittore francese in nome del senso critico si sostituisce per lo più, in queste pubblicazioni, il divertimento fine a sé stesso. 
Come in queste tre battute tratte dallo Stupidario del calcio (curato da Travaglio per l’editore Mondadori, con presentazione di Montanelli):

– I tifosi sono sempre stipendi (Angelo Peruzzi)

È vero, abbiamo perso, ma non posso proprio amputare niente ai miei ragazzi (Renzo Fossati)

L’arbitro manda i giocatori al riposo definitivo (Enrico Ameri)

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