Le città di Dante: Venezia

Venezia nei secoli XIII e XIV vede crescere la sua importanza soprattutto commerciale e diventa la regina incontrastata del Mediterraneo, mentre pone le basi per un suo ulteriore sviluppo anche in Oriente, come possiamo dedurre dai viaggi della famiglia Polo e del suo più celebre esponente, Marco, autore del Milione

Venezia ha una storia diversa dalle altre città dell’entroterra: resta immune dalle guerre tra papi e imperatori e non conosce le lotte tra guelfi e ghibellini. È interessata alle vicende delle altre città vicine solo nel momento in cui queste rischiano di compromettere i suoi interessi commerciali. Il più importante scontro è con Genova e si sviluppa in varie fasi, culminando nella sconfitta veneziana alle isole Curzolari, nel 1298. Questa strategia, però, viene con il tempo a cambiare e Venezia mira anche all’espansione sulla terraferma. In tale ottica va vista la guerra per il dominio di Ferrara, che la repubblica ingaggia nel 1308, dopo la morte del marchese Azzo VIII, contro le forze del papa Clemente V. La guerra è un insuccesso per Venezia e il papa colpisce la città con la scomunica e l’interdetto, revocati soltanto nel 1313. 

Dante e Venezia

Alcuni biografi di Dante ritengono attendibile un primo soggiorno di Dante a Venezia tra il 1304 e il 1305, anche se non ci sono documenti che ne diano testimonianza. La presenza di Dante a Venezia è certa nell’estate del 1321, quando è doge (dal 1312) Giovanni Soranzo, in occasione della guerra con Ravenna. Guido Novello da Polenta, di cui è ospite Dante, decide di inviare al senato veneziano un’ambasceria di pace, di cui fa parte anche il poeta. Sarà proprio durante il viaggio di ritorno a Ravenna che contrarrà le febbri malariche che lo porteranno alla morte. 

Venezia nella Divina Commedia

Nel canto XXI dell’Inferno (vv. 7-18), per descrivere la pece bollente in cui sono puniti i barattieri, Dante istituisce un parallelo con l’Arsenale di Venezia, dove la pece viene fatta scaldare per calafatare le imbarcazioni; questa scena, secondo molti commentatori, è “di cosa vista” e non solo immaginata e, dunque, sarebbe una conferma indiretta del soggiorno di Dante nella città lagunare. 

Altra memoria “visiva” dantesca è quella che troviamo nel canto v del Purgatorio (vv. 73-85) nel racconto di Iacopo del Cassero. Qui egli descrive, con molti dettagli topografici, il suo viaggio che da Bologna lo porta verso Venezia ma termina a Oriaco, dove viene ucciso dai sicari del suo nemico Azzo VIII, signore di Este, agli inizi del 1298.

Più marginali e indiretti sono gli altri cenni a Venezia che troviamo nelle tre cantiche.
Nel canto xxviii dell’Inferno viene ricordato il nome del castello di Marcabò (XXVIII, 75), costruito dai Veneziani nel 1258 per controllare i commerci di Ravenna sul fiume Po.

Cunizza da Romano nel canto IX del Paradiso, per indicare il territorio della marca trevigiana, cita i suoi confini:

In quella parte de la terra prava italica che siede tra Rïalto
e le fontane di Brenta e di Piava.

(vv. 25-27)

Il nome di Venezia ritorna, nel canto XIX del Paradiso, nella lunga invettiva che l’aquila fa contro i regnanti del tempo, i quali a parole si dicono cristiani ma non lo sono nei fatti, come ben si vedrà nel giorno del Giudizio; tra questi sovrani elenca anche Stefano Uros II, re di Serbia, che falsificò la moneta veneziana («il conio di Vinegia», v. 141) recando danno alla Repubblica veneta e traendo vantaggi per la sua nazione.

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