La Siberia zarista di Salgari

“Ditemi, colonnello, sono molti gli esiliati che si trovano in Siberia?”
“Si calcolano a trecentomila. Nel 1835 erano novantanovemila, fra cui ventimila donne, ma da quell’epoca sono aumentati spaventosamente. Le insurrezioni polacche ed il nichilismo hanno fornito un forte quantitativo di vittime”
“E da quanto tempo il governo russo continua a mandare carovane di infelici a marcire in fondo alle miniere?”
¬†¬†¬†¬†“Dal 1697. Il primo forzato che prov√≤ gli orrori della Siberia fu un certo Samoiloff”.

Gli orrori della Siberia¬†√® il titolo del romanzo – apparso nell’anno¬†1900¬†– che Salgari ambient√≤ nelle lande sconfinate di quel territorio, allora assai poco conosciuto. Com’√® noto, la narrativa salgariana spazia su tutti i cinque continenti, sino all’Artico e all’Antartico. In questo caso conduce il lettore da Tobolsk – di l√† dai monti Urali – sino ai confini della Mongolia e della Cina. ove infine i protagonisti troveranno rifugio.¬†

Al centro vi √® la figura dell’ex colonnello Wassilof, un polacco¬†incarcerato con la falsa accusa di nichilismo, ma attivo nella resistenza antirussa dei suoi connazionali. Condannato ai¬†lavori forzati¬†in Siberia, tenta l’evasione grazie all’aiuto recatogli dalla giovane sorella, che con eroica intraprendenza affronta un viaggio quanto mai pericoloso – tra lupi, orsi, predoni, lebbrosi e cosacchi – nei regni di una¬†natura ostile, tra laghi ghiacciati e tempeste di neve. Di quel mondo Salgari offre un resoconto accurato e per certi versi didascalico: frutto del suo consueto lavoro di¬†documentazione, che raccoglie puntuali informazioni su ciascuna localit√†, con notizie di geografia, etnologia, economia e botanica.

Ma l’affresco pi√Ļ significativo √® quello storico, attinente al drammatico fenomeno della¬†deportazione, ovvero alla “catena vivente” degli esuli e dei forzati – condotti verso le¬†miniere¬†d’oro e di stagno – che percorrono l’interminabile¬†Wladimirka, la strada che si snoda per migliaia di chilometri attraverso le steppe siberiane. Della condizione inumana cui sono sottoposti quei detenuti (oppositori politici e delinquenti comuni) le pagine di Salgari presentano un quadro impressionante. Ne esce un’indignata¬†denuncia¬†dei metodi repressivi usati dal regime zarista, del suo sistema giudiziario e poliziesco e della sua corruzione.

Va tuttavia rilevato che i personaggi positivi non si connotano come nichilisti, bens√¨ come¬†polacchi, o finlandesi, o mongoli. In sostanza, Salgari sembra far proprie le ragioni dell’irredentismo¬†(e delle¬†nazionalit√†) e parteggiare per i “popoli” soggetti all’impero dello zar, ansiosi di liberarsi dal dominio russo. Non manifesta alcuna simpatia, invece, verso un movimento pi√Ļ moderno e radicale – talora incline al terrorismo – come quello nichilista.¬†

√ą interessante notare come l’anno successivo – nel¬†1901¬†– Giovanni¬†Pascoli¬†pubblicasse l’inno¬†Alle “Kursistki”¬†(poi confluito in¬†Odi e inni), celebrando il coraggio delle studentesse russe che per il loro¬†ideale rivoluzionario¬†erano state condannate ai campi di lavoro forzato. Anche un confronto tra la narrazione salgariana e quei versi potrebbe essere illuminante:¬†

Noi vi vediamo serene 
muovere al vostro destino, 
lungi, tra lancie di sgherri.
Ladri e omicidi in catene
fanno lo stesso cammino
sempre sonante di ferri…

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