La mitologia greca di Rodari in Atalanta

Di Gianni Rodari tutti conoscono le filastrocche e le poesie, le indimenticabili Favole al telefono e le invenzioni esilaranti e fantasiose di racconti come La torta in cielo C’era due volte il barone Lamberto. Meno nota è la sua rivisitazione e riscrittura dei miti dell’antichità nelle pagine di Atalanta, pubblicate postume in volume ma apparse nel 1963 a puntate sulla rivista “L’Album dei piccoli”.

L’opera conduce il giovane lettore alla scoperta della mitologia: le vicende avventurose della protagonista si intrecciano con quelle delle divinità – Diana innanzitutto – e degli eroi, da Ercole Teseo agli Argonauti. Ma sin dall’incipit si intravvede un tema dominante, che offre un’originale chiave di lettura:

Il regno di Jaso non era, in sostanza, molto più largo di un lenzuolo, ma il suo orgoglio di sovrano non aveva limiti. Quando la balia gli portò Atalanta, nata da pochi istanti, non volle nemmeno vederla:
– Via, – gridò pestando i piedi per la rabbia. E sputò sul pavimento: – Una femmina…

Atalanta è una bambina ripudiata, vittima del pregiudizio e del maschilismo del padre. Allattata e adottata da un’orsa, cresce nelle selve e viene poi accolta tra le ninfe al séguito di Diana, ove apprende l’uso dell’arco (Ebbe una tunica corta e i capelli corti, l’arco, le frecce, il cane. Era felice). 

Quando si accosta alla società umana, sbalordisce coloro che la incontrano: la sua resistenza fisica, il suo coraggio e la sua abilità nella caccia sembrano impensabili in una fanciulla. Atleta imbattibile, tutto osserva e tutto impara con modestia e pazienza; prova simpatia per alcuni eroi, ma ne nota i difetti; diffida – di fronte alle trame di Medea – degli inganni e della passione; e conserva gelosamente la propria autonomia, sino alla famosa gara della corsa con Melanione e alle nozze con lui.

C’è in sostanza, nella sua figura, un tratto mascolino che la sottrae agli stereotipi di genere, un femminismo ante litteram che la rende ribelle ai condizionamenti e agli schemi convenzionali. E insieme con questa emancipazione persiste, in lei, il rapporto con la natura selvatica e selvaggia in cui è cresciuta, che le dona un’indole sincera e generosa e fa della sua storia – così come ce la narra Rodari – una sorta di favola ecologica

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