Il giorno di Dante

L’Italia scopre la memoria. E la valorizza. Da qualche anno, governi e istituzioni scelgono un giorno significativo per ricordare alcuni eventi di particolare importanza per la storia della Nazione o di notevole rilievo per la coscienza civile.

Dal 2021 (in cui ricorre anche il settimo centenario della morte di Dante, occasione di innumerevoli e interessanti iniziative) il 25 marzo, presunta data dell’inizio del “cammino” di Dante che dai “novi tormenti e novi tormentati” (If. VI, 4) lo porterà alla contemplazione de “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Pd. XXXIII, 145), è “il giorno di Dante”.
Le iniziative per il settimo centenario e per il “Dantedì” sono coordinate dal Comitato Nazionale, presieduto dal professor Carlo Ossola affiancato da illustri dantisti.
Nelle intenzioni dei promotori, l’obiettivo è di contribuire a rinvigorire la memoria collettiva del più grande tra i poeti della nostra nazione, diventato simbolo, nei confini italiani ma anche fuori, dell’Italia stessa, ricca di genialità e di contraddizioni, proprio come il sommo poeta ha saputo rappresentarla.

Nel caso di Dante, la memoria deve diventare stimolo per lo studio delle sue opere, a partire dalla Divina Commedia per continuare con le altre opere, di certo non minori e fondamentali per la questione linguistica, il dibattito politico, la riflessione religiosa fino ai “ragionamenti d’amore”.
In questo compito di “rinnovellare” il genio dantesco sono in prima linea tutte le istituzioni, le città che hanno contato nella biografia di Dante (Firenze e Ravenna, soprattutto), la Rai e le varie emittenti, le accademie e le università, le fondazioni che per missione sostengono gli studi danteschi, tutto il mondo dello spettacolo, le testate giornalistiche e, perché no?, privati “illuminati” e interessati a far sì che il nostro massimo poeta e la poesia stessa siano ancora e sempre il “nome che più dura e più onora” (Pg. XXI, 85).

Quest’anno, reso particolare dalla pandemia, le iniziative dovranno per forza di cose restare nell’ambito del digitale con letture virtuali, dibattiti a distanza destinati a coinvolgere tutti ma, in primo luogo, le scuole e i giovani ai quali Dante vuole consegnare un messaggio, che può diventare personale e unico poiché “Bene ascolta chi la nota” (If. XV, 99).

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