Effi Briest. Una donna nella Germania di Bismarck

Il 30 dicembre del 1819 nasceva a Neuruppin lo scrittore tedesco Theodor FontaneIl 30 dicembre del 1819 nasceva a Neuruppin lo scrittore tedesco Theodor Fontane.

La terza adultera. Così potrebbe definirsi Effi Briest – la protagonista dell’omonimo romanzo di Fontane, del 1895 – nel panorama della letteratura europea del secondo Ottocento.                                                                     

Accanto a un’interminabile galleria di figure minori, la precedono la Bovary di Flaubert e la Karenina di Tolstoj: confronto impegnativo, per lo scrittore tedesco, che nondimeno eccelle nella rappresentazione realistica dell’ipocrisia sociale (e del cinismo quotidiano) di cui è prigioniera, come tante sue contemporanee, la giovane Effi, sin da quando i genitori le organizzano – all’età di diciassette anni – il matrimonio con il barone Instetten, un ex-spasimante della madre

Eppure quest’ultima intuisce sin dagli inizi l’indole della figlia: “In fondo, Effi, avresti dovuto diventare un’acrobata da circo: sempre sul trapezio, sempre figlia dell’aria”. Una figlia dell’aria che ama l’altalena e il rischio della caduta, sorda ai richiami materni e agli ammonimenti dell’amica (Non bisogna sfidare il destino). Con leggerezza e inconsapevolezza Effi andrà incontro a un’irreparabile caduta – nel tradimento – e alle tremende conseguenze che ciò comporta nella società prussiana dell’epoca.

Ogni colpa richiede un’espiazione, sentenzia Instetten. E un suo collega, nei palazzi della nomenklatura bismarckiana, conclude che il nostro culto dell’onore è un’idolatria. Ma finché vivrà l’idolo dovremo sottometterci. L’adulterio femminile si presenta come una reazione a quella che essi stessi considerano una società tirannica, arrivando a vagheggiare una fuga tra i negri, che non sanno niente di civiltà e di onore; e viene consumato da Effi quando si rende conto che il marito si sta occupando, subdolamente, della sua educazione, ovvero del suo adattamento al carcere delle convenzioni.

La nostra piccola Effi è una figlia della Natura, osserva ancora la madre, mentre una bigotta ricorda alla sposa che bisogna sempre lottare contro il nostro io naturale. Insieme con la donna soggiogata dal maschilismo, la natura è in effetti la grande vittima di quel teatro artificioso, dove impera il cieco formalismo dei punti fermi. Forse per questa ragione, la relazione clandestina sorge e si sviluppa negli spazi aperti di un paesaggio nordico boscoso e raggiunge il proprio culmine durante un avventuroso viaggio notturno tra le nevi, sulla slitta trainata dai cavalli. E forse per la medesima ragione il cane Rollo è il personaggio con cui Effi avverte – dopo il matrimonio – la maggiore empatia (alla pari della domestica Rosvita, in cui vibra la sensibilità spontanea e immediata del popolo).Estranea al quadro degli ordinari destini femminili è soltanto la cantante Trippelli – non sposata – che incarna un modello di donna più libero, fuori dalle regole della morale corrente: come se l’emancipazione restasse riservata alla zona franca degli artisti (un mondo a parte) e alle loro eccentriche personalità.

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