Dante, gli amici e i poeti: un percorso tematico per il Purgatorio

La seconda cantica della Commedia è probabilmente quella che soffre di più la lettura “canonica”, quella che si sofferma su singoli canti particolarmente significativi. Ciò accade sia per la struttura narrativa quasi “romanzesca”, in cui i canti sono strettamente legati l’uno all’altro, come a blocchi (ad esempio, tutta la sezione dei canti “antipurgatoriali” dal III all’VIII, in cui è evidente anche il fil rouge della tematica politica), sia per l’impianto corale della cantica stessa, che è priva di figure di spicco come Farinata, Ulisse, San Francesco, capaci di imprimersi vividamente nella memoria del lettore.

Per questo motivo mi sembra possibile e didatticamente fruttuoso optare, ai fini della lettura e analisi in classe, per un percorso antologico tematico che ripercorra i numerosi incontri che Dante ha con amici e poeti. La scelta è giustificata anche dal fatto che la seconda cantica è dedicata alla purificazione delle tendenze peccaminose (o meglio, dei “vizi nell’amore”, secondo la teoria di San Tommaso sposata da Dante), non solo da parte delle anime purganti, ma anche da parte del Dante-personaggio (sulla cui fronte l’angelo portiere incide infatti le sette “P” corrispondenti ai vizi capitali); non è un caso che, durante l’ascesa al giardino dell’Eden, egli incontri, così di frequente, anime che sono legate a doppio filo con la sua esperienza poetica: il percorso di ripensamento della propria esistenza terrena non è dunque disgiunto, anzi, dalla meditazione, e conseguente superamento, della propria intera esperienza poetica.

Canto II, vv. 77-133, l’amico Casella

Elementi da evidenziare nell’analisi: il mutuo affetto; l’”amoroso canto” di Casella: Amor che ne la mente mi ragiona (canzone dottrinale, scritta per il III libro del Convivio) e la funzione consolatoria della musica e della filosofia; il valore simbolico del gesto di Catone che disperde le anime assiepate ad ascoltare il canto di Casella: l’amore per l’arte e la filosofia non può distogliere dalla purificazione spirituale.

Canto XI, vv. 77-117, il miniatore Oderisi da Gubbio

Elementi da evidenziare nell’analisi: Dante riconosce in sé il peccato della superbia intellettuale; il parallelo Cimabue/Giotto e quello Guinizzelli/Cavalcanti e l’annuncio di un poeta che li supererà entrambi; le metafore usate per indicare la caducità della fama (“un fiato di vento”, “color dell’erba”).

Canto XXI, vv. 77-117, e canto XXII, vv. 55-99, il poeta latino Stazio

Elementi da evidenziare nell’analisi: attraverso le parole di Stazio, Dante celebra, per interposta persona, il suo maestro Virgilio; nel canto XXI, l’attenzione è posta sull’opera poetica di Virgilio, nel canto XXII su quella profetica (secondo l’interpretazione medievale della IV Egloga delle Bucoliche).

Canto XXIII, vv. 37-133, l’amico Forese Donati

Elementi da evidenziare nell’analisi: il riconoscimento del comune periodo di traviamento giovanile (v. 116); il rovesciamento di tutti i temi topici del genere comico, cui appartiene la celebre “tenzone” fra i due: il cibo e il bere (Forese, nella cornice dei golosi, patisce la fame e la sete) e l’eros (l’apologia della moglie di Forese, Nella, presa di mira nella tenzone; l’invettiva contro la sfacciataggine delle donne fiorentine).

Canto XXIV, vv. 1-63, il poeta “guittoniano” Bonagiunta Orbicciani da Lucca

Elementi da evidenziare nell’analisi: la definizione dantesca di Dolce Stil Novo (vv.52-54); il riconoscimento della superiorità del “nuovo stile” da parte di chi era stato uno dei suoi principali detrattori (sonetto di Bonagiunta Voi ch’avete mutata la mainera indirizzato a Guinizzelli).

Canto XXVI, vv. 73-148, Guido Guinizzelli e Arnaut Daniel

Elementi da evidenziare nell’analisi: il riconoscimento di Guinizzelli come “padre” dello Stil Novo e della superiorità di questo rispetto alla poesia precedente, ma l’indifferenza del poeta bolognese alla fama; l’omaggio, in provenzale (rara concessione al plurilinguismo nella medietas stilistica della cantica), ad Arnaut Daniel, ispiratore delle “rime petrose”.

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