Alla ricerca del paradiso perduto

La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre – Jean-Achille Benouville

«Poi il Signore Iddio piantò un giardino in Eden a oriente, e quivi pose l’uomo che aveva formato.»

Così, secondo la Bibbia (Genesi, 8), inizia la storia dell’uomo sulla Terra. Nell’Eden, nel Paradiso terrestre, da cui Adamo ed Eva sarebbero poi stati cacciati in conseguenza del peccato originale.

Da quel momento, del Paradiso terrestre si perdono le tracce. Da quel momento, e almeno fino al 1500, gli uomini si chiedono dove sia localizzato e si mettono addirittura in viaggio alla sua ricerca.

Tra mito religioso e geografia reale, il Paradiso terrestre diventa un vero e proprio luogo da raggiungere, sulla scorta di quell’unica, generica indicazione presente nel testo biblico: “un giardino in Eden a oriente”. Qualcuno lo colloca in Mesopotamia, qualcun altro in Cina, altri ancora nel cuore dell’Africa. E il Paradiso terrestre comincia ad apparire anche sulle carte geografiche:

«A differenza dei cartografi di oggi, che basano le loro costruzioni sulla precisione delle misure, i cartografi medievali facevano dipendere il loro lavoro non soltanto dall’osservazione della realtà circostante e dalle autorevoli descrizioni dei geografi dell’antichità classica ma anche dalla Bibbia. Il Paradiso era accettato come un luogo non meno reale di città come Roma, Parigi o di qualsiasi altra località o villaggio si trovasse nei dintorni di chi compilava o consultava una carta geografica: si trattava soltanto di un luogo migliore di qualsiasi altro.»
(A. Scafi, Il Paradiso in terra. Mappe del giardino dell’Eden, Milano, Bruno Mondadori 2007)

Ma il Paradiso terrestre più famoso è senza dubbio quello presente negli ultimi canti del Purgatorio nella Divina Commedia (a partire dal canto XXVII).
E Dante lo colloca in cima alla montagna del Purgatorio, agli antipodi di Gerusalemme, isolato al centro dell’Oceano che, nelle concezioni geografiche del Medioevo, circondava l’emisfero delle terre emerse.

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